ERICH FROMM

Erich Fromm nasce a Francoforte il 23 marzo 1900. Si laurea in sociologia e in psicologia. Collabora con l’Istituto di Ricerche Sociali e con quello di Psicoanalisi di Francoforte; esercita la professione di psicoanalista a Monaco di Baviera e a Francoforte. Nel 1930 fonda il Suddeutche Institute fur Psychoanalyse, che gli permette di divulgare la cultura psicoanalitica in Europa e in America. Nel 1934 si trasferisce negli Stati Uniti e viene subito chiamato ad insegnare all’Istituto Psicoanalitico di Chicago. Negli ultimi anni della sua vita si trasferisce in Svizzera dove muore il 18 marzo 1980 (a Locarno).
Erich Fromm è considerato uno dei maggiori rappresentanti della psicologia post-freudiana. La sua posizione propositiva è stata definita "Socialismo umanistico", utopia di un mondo umano che sappia realizzare le istanze sociali e superare l'alienazione dell'uomo, le spinte a fuggire dalla libertà, che sappia vivere l'amore per la vita.
La presentazione di Fromm non può prescindere, ma anzi deve a nostro avviso partire, dalle tematiche che gli son state a cuore prendendo in considerazione alcune delle sue scoperte e intuizioni che riguardano problematiche attuali. Egli sostiene l’importanza dei fenomeni ambientali sulla formazione psicologica e biologica. Afferma infatti che oltre ai bisogni fisiologici l’uomo ha altri bisogni altrettanto fondamentali come il bisogno di relazioni; il bisogno di trascendenza, che consiste nel tentativo costante di elevazione attraverso la propria creatività; il bisogno di radicamento, di sentirsi “appartenente” al mondo (qui Fromm individua i sentimenti di fratellanza e amicizia); il bisogno di identità che spinge l’uomo ad individuarsi trovando una propria collocazione nella società in cui vive e nel gruppo in cui opera; il bisogno di un sistema di orientamento in cui l’uomo possa trovare i propri riferimenti per riuscire a comprendere il mondo ed integrarsi.
L'analisi più significativa compiuta da Fromm è quella relativa al tema della fuga dalla libertà che caratterizza la civiltà moderna. La storia dell'umanità è storia della libertà e ha inizio quando l'uomo, diventato consapevole della propria esistenza, spezza il legame che lo lega alla natura entro la quale era immerso, così come la storia individuale ha inizio con la separazione dalla madre. L'esistenza umana comincia quando l'adattamento alla natura perde il suo carattere coercitivo; quando il modo di agire non è più fissato da meccanismi ereditari. In altre parole, sin dall'inizio l'esistenza umana e la libertà sono inseparabili.
Lo sviluppo della storia ha determinato una serie di conquiste quali il dominio sulla natura, la crescita della ragione, lo sviluppo della solidarietà verso altri uomini, ma ha causato anche isolamento, insicurezza, solitudine. Dalla fine del Medioevo in poi è cresciuta la libertà degli uomini rispetto alla natura e ai legami della tradizione e delle consuetudini del passato.
Questa accresciuta libertà ha determinato, però, una perdita di significato dell'esistenza: l'uomo si sente solo, anonimo, impotente. Vive in modo spersonalizzante il lavoro e, ridotto al ruolo di consumatore, avverte la propria limitatezza anche di fronte alle scelte politiche. Tale insicurezza e precarietà determinano alcuni comportamenti di fuga dalla libertà che investono la società in tutti i suoi aspetti, anche quelli politici.
L'importanza del lavoro di Fromm risiede proprio nel tentativo di analizzare i grandi temi della vita sociale in un'ottica psico-sociologica che dà conto dell'importanza dei fattori culturali e sociali nello sviluppo della personalità. Anche il conformismo dilagante nella società moderna, l'assunzione acritica e automatica dei modelli di comportamento proposti dalla società comportano l'annullamento della personalità dell'individuo. In sostanza, si tratta di un meccanismo psicologico di difesa messo in atto per fuggire dalla paura e dalla solitudine, in ultima analisi per fuggire dalla libertà. L'uomo cessa di essere un atomo isolato attraverso la libertà positiva con la realizzazione spontanea e completa della sua personalità e dei rapporti d'amore che lo legano agli altri uomini e al lavoro come creatività. Solo la libertà positiva garantisce la possibilità di un' autentica democrazia.

In "Psicanalisi e religione", Fromm discute il bisogno dell'uomo di una struttura di orientamento con cui egli può superare la sua alienazione e stabilire relazioni con gli altri. Questo bisogno può essere soddisfatto da un' ideologia, da una religione, o persino da una nevrosi mentale. Fromm confronta questo tipo di psicoanalisi che chiama cura dell'anima con le religioni che accentuano il potere e la forza dell'individuo: " la cura dell' anima è quella di mettere un uomo in contatto col suo subcosciente aiutandolo così ad essere libero di stabilire relazioni d' amore ".
Il metodo normale per superare l'isolamento è stabilire spontaneamente relazioni col mondo attraverso l'amore e lavorare senza sacrificare l'indipendenza e l'integrità del processo. Nel suo lavoro di analista Fromm scopre una grande varietà di altri meccanismi d'evasione che sono alternativi all'amore: masochismo, sadismo, distruttività, conformismo.
Essi producono una riduzione dell'alienazione e dell'ansia ma solo al caro prezzo della rinuncia della propria individualità.

In "L'arte di amare", che è la sua opera più nota e più popolare, discute cinque tipi di amore : amore fraterno, amore tra genitori e figli, amore erotico, amore per se stessi, amore per Dio. Tutte queste forme di amore hanno elementi comuni e devono essere basati sul senso di responsabilità, rispetto e conoscenza. Per ogni individuo l'amore è il modo normale di superare il senso di isolamento e, come desiderio di unione con gli altri, assume una forma specificamente biologica tra l'uomo e la donna. Fromm afferma che è errato interpretare l' amore come una reciproca soddisfazione sessuale poiché una completa felicità sessuale si raggiunge soltanto quando c'è l'amore. La concentrazione sulla tecnica sessuale come se questa rappresentasse la via alla felicità è, egli afferma, una delle molti ragioni per cui l'amore è diventato così raro nella moderna società capitalistica. Fromm crede che l'amore sia l'unica e soddisfacente risposta al problema dell'esistenza umana. L'amore non può essere insegnato, bensì deve essere acquisito tramite uno sforzo continuo, disciplina, concentrazione e pazienza, tutte cose che sono difficili per la pressione continua della vita moderna. Il più importante contributo di Fromm sta nell' accentuazione della dignità e del valore dell'individuo . A differenza degli psicologi del comportamento, egli non riduce l'uomo ad un comune denominatore di istinti e considera il sesso molto meno importante dell'amore.

In "Avere o Essere" Fromm propone all'uomo contemporaneo la scelta netta tra due categorie, due progetti di uomo: o quello dell'avere, dominante nella società capitalistica dei consumi, o quello dell'essere, della realizzazione dei bisogni più profondi dell'uomo. L'analisi di Fromm individua due modi di determinarsi dell'esistenza dell'uomo nella società:
• avere, modello tipico della società industrializzata, costruita sulla proprietà privata e sul profitto che porta all'identificazione dell'esistenza umana con la categoria dell'avere, del possesso: “io sono le cose che possiedo”, se non possiedo nulla la mia esistenza viene negata. In tale condizione l'uomo possiede le cose ma è vera anche la situazione inversa e cioè le cose possiedono l'uomo. L'identità personale, l'equilibrio mentale si fonda sull' avere le cose.
• essere è l'altro modo di concepire l'esistenza dell'uomo ed ha come presupposto la libertà e l'autonomia che finalizza gli sforzi alla crescita e all'arricchimento della propria interiorità. L'uomo che si riconosce nel modello esistenziale dell'essere non è più alienato, è protagonista della propria vita e stabilisce rapporti di pace e di solidarietà con gli altri.
Fromm ritiene necessario attuare una nuova società, fondata sull'essere, liberata dalla categoria dell'avere , che garantisca, a livello politico e nell'ambito del lavoro, la partecipazione democratica di tutti gli uomini.

Ciò che proviene dalla realizzazione dei propri poteri - o come direbbe Fromm ciò che è il loro “prodotto” - è l’arte di vivere. E questa è caratterizzata da:
o la capacità di relazionarsi agli altri in modo affettuoso, essere interessati alla loro diversità, rispettare negli altri questa autonomia di essere (capacità di amare);
o la capacità di reggersi sulle proprie gambe ed anche insistere sul proprio diritto all’autonomia
o la capacità di percepirsi anche negli aspetti repressi e ripudiati della propria personalità (autoconoscenza);
o la capacità di sperimentare il proprio essere nella sua ambivalenza come fatto dotato di potere, però come cosa creativa, fallibile e transitoria (esperienza ambivalente di identità);
o la capacità di sperimentare la realtà sia nei suoi aspetti soddisfacenti sia in quelli deludenti, sia in quelli piacevoli che in quelli minacciosi (esperienza ambivalente della realtà);
o la capacità di percepire la realtà così com’è, senza distorsioni dovute a un modo di pensare bramoso e senza negazione nata dalla paura (senso della realtà, senso comune).

Il denominatore comune delle strategie risolutive di Fromm consiste nel percepire l’incapacità di analizzare il proprio essere e mobilitare le proprie risorse, questa presa di coscienza comporta della sofferenza, ed infine si può, realizzando le capacità addormentate in ognuno di noi, pervenire ad una risposta.
Egli in questo senso, è molto più vicino agli artisti e ai letterati, che nella loro produzione creativa riconoscono dall’interno la loro sofferenza a causa della società e che tentano con creatività di cavarsela attivando i loro impulsi artistici.